PICCOLA STORIA DELLE SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO IN ITALIA

Tra il 1700 e il 1800, la Rivoluzione Industriale fu all’origine dello sconvolgimento dei precedenti assetti sociali, con la meccanizzazione del lavoro e la migrazione dalle campagne alle città di contadini che passavano a lavorare nelle fabbriche in precarie condizioni igieniche e di sicurezza. Ma è proprio dal quotidiano contatto e dal sentimento di condivisione dei bisogni che spontaneamente presero corpo relazioni interpersonali forti, vincolate da patti associativi e solidaristici di autodifesa.

È a partire dalle rivoluzioni del 1848 che presero a fiorire decine di società di mutuo soccorso. Nel 1886 venne promulgata la legge che riconosceva alle società di mutuo soccorso la possibilità di acquisire la personalità giuridica, esse dovevano ispirarsi ad alcuni principi fondamentali: il soccorso ai soci come finalità, il risparmio come mezzo, la mutualità come vincolo.

Negli anni ’80 e ’90 dell’Ottocento le società di mutuo soccorso crebbero rapidamente di numero e in breve costituirono una realtà corposa e ramificata su tutto il territorio nazionale. A fine ’800 se ne contavano 6.700, in quasi tutti i comuni, anche i più piccoli.

A fondamento di queste associazioni di lavoratori era la comunanza dei rischi legati all’attività lavorativa (malattia, invalidità, infortunio, disoccupazione o morte). Il bisogno del singolo veniva ripartito tra molti ed il diritto al sussidio era automatico. Un diritto acquisito con il versamento di quote mensili, che raramente non venivano onorate nonostante i livelli salariali miserevoli: esse alimentavano un fondo autonomo e le risorse non utilizzate venivano accantonate a riserva indivisibile a beneficio delle future generazioni. In nessun caso era possibile ridistribuire o spendere tra i soci la riserva finanziaria o l’avanzo di fine anno.

Nel 1898 lo stato istituì l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per i lavoratori dell’industria e lo stesso anno il Parlamento approvò la creazione della Cassa nazionale di previdenza per invalidità e vecchiaia. Nel 1912 sorse l’Istituto nazionale delle assicurazioni, che di fatto rappresentava il superamento delle forme tradizionali dell’associazionismo mutualistico in favore di schemi assicurativi in grado di garantire maggiore controllo da parte dello stato.

I bilanci delle società di mutuo soccorso risentirono pesantemente del nuovo assetto legislativo. Allo scoppio della prima guerra mondiale le società operaie si impegnarono nell’opera di assistenza verso i cittadini, i soldati ed i loro familiari e misero a disposizione dell’emergenza bellica strutture e mezzi finanziari.

Nell’immediato dopoguerra riprese violenta un’ondata di scioperi e negli anni ’20 la gran parte delle società soffriva una fase di declino economico e di esaurimento dei fondi seguiti al conflitto mondiale e alla progressiva riduzione del numero degli iscritti. L’obbligatorietà dei contributi assicurativi e previdenziali si stava sovrapponendo alla corresponsione volontaria dei versamenti mutualistici.

Il governo fascista mise sotto controllo le istituzioni liberali e molte società operaie prima si sciolsero oppure si fusero in una strategia difensiva estrema, poi vennero chiuse per decisione del regime. La gestione della previdenza sociale fu definitivamente sottratta alle società di mutuo soccorso e l’unico referente divenne l’Istituto nazionale di previdenza sociale.

Nel 1926 venne disposta l’unificazione delle società di mutuo soccorso nell’Ente nazionale della cooperazione ed infine le società operaie furono definitivamente assorbite dall’Opera nazionale dopolavoro, che tolse loro ogni residua motivazione operativa.

Dopo la seconda guerra mondiale la copertura sanitaria dei lavoratori fu affidata ad enti mutualistici nazionali obbligatori e di categoria e nel 1978 venne istituito il Servizio sanitario nazionale, che estese a tutti i cittadini il diritto a fruire delle prestazioni assistenziali sanitarie in condizioni di uguaglianza e di uniformità. Gli enti mutualistici furono soppressi. La mutualità volontaria non fu toccata dal provvedimento, perché liberamente costituita e avente finalità di erogare prestazioni integrative dell’assistenza prestata dal Ssn.

(fonte: Società di Mutuo Soccorso fra Carpentieri e Calafati, Venezia)

 

Società di Mutuo Soccorso San Rocco -1910- e Cooperativa di Comunità San Rocco -2021-

Il ritrovamento quasi casuale da parte di Enrica Baccini in una delle tante abitazioni da tempo abbandonate di Ligonchio, appartenute ad un suo avo, di una scatola di legno con memorie e oggetti del passato, fra cui lo statuto del mutuo soccorso di San Rocco, documento perfettamente conservato e preziosamente rilegato risalente ai primi del ‘900, è fra le premesse della nascita della cooperativa di comunità “San Rocco”. La memoria del Mutuo Soccorso è ancora viva negli anziani di Ligonchio e molte famiglie conservano frammenti di memoria e la foto che ritrae i membri della gloriosa Società nei primi anni del secolo scorso, proprio nel luogo dove poi sorgerà la Centrale idroelettrica.

 

L’ antefatto storico diventa una sorta di racconto quasi intimo dell’essenza di questo angolo dell’alto crinale dell’Appennino Emiliano con la sua geografia, anche difficile, che ha visto generazioni in cammino, in entrata e in uscita, alla ricerca di prospettive, di solidità, di legami, quasi l’espressione di una coralità di impegni e radici profonde che superano le barriere dello spazio e del tempo dell’uomo contemporaneo in continuo movimento.

L’esperienza storica degli avi è stata di ispirazione per il processo di costituzione della cooperativa di comunità: reimpossessarsi dei principi fondativi che avevano guidato nel 1910 il gruppo costituente di residenti e ligonchiesi, all’epoca emigrati a Chicago con il loro forte senso di appartenenza, spinti dalla volontà del prendersi cura del proprio vicino nello spirito di una comunità allargata, si declinano oggi nella forte motivazione degli attuali residenti e Ligonchiesi non residenti ancora fortemente legati al territorio e desiderosi tutti di promuoverne il rilancio.

 

Alcuni passaggi dello Statuto del Mutuo Soccorso di San Rocco diventano così la matrice di partenza della nuova Cooperativa di Comunità, il nome stesso rende omaggio a quei coraggiosi antenati che nei rigidi inverni di Chicago continuavano a tessere rapporti di solidarietà e di supporto oltreoceano con gli amici, i parenti, i conoscenti che erano rimasti nel paesino sul crinale, nel rispetto di regole generazionali, codici palesi e sottesi in un forte vincolo mutualistico.

Il recupero dei legami affettivi espressi nei valori dello statuto del Mutuo Soccorso, così come le numerose testimonianze del tempo passato presenti in vario modo nell’ex Comune, dalla toponomastica storica dei casati nel paese di Ligonchio alle foto lungo i sentieri e le strade del paese di Casalino, che raccontano la semplice vita ma anche le fiere battaglie, come quella dell’Acqua, dei suoi abitanti, insieme alla ricerca filologica portata avanti dalla studiosa Lucia Bacci, fra gli avi dei monti e i discendenti sparsi nel continente Americano, dalla costa atlantica degli Stati Uniti alla pampa dell’Argentina, hanno rafforzato la volontà di costituire la cooperativa di comunità che vuole estendere la base sociale su scala internazionale e un patrimonio valoriale dalla matrice storica, mai andata perduta.

Il tratto distintivo della cooperativa di comunità è proprio il legame dei residenti e non residenti, degli antenati e loro discendenti nello spazio e nel tempo, le generazioni che si succedono, la transumanza dei popoli che si riconoscono nelle origini dei propri monti, il “prendersi cura” di un territorio che non è solo uno spazio fisico, ma sempre di più uno spazio emotivo che appartiene a chiunque si riconosca nelle “origini”: persone di un tempo, di oggi, vicine e lontane, giovani e anziani. L’aver ricucito legami, storie, appartenenze permetterà, nelle aspettative dei primi soci, alla nuova realtà cooperativa di comunità di tutelare e promuovere un territorio aprendosi al mondo, ai tanti Ligonchiesi sparsi nei vari paesi nei diversi continenti che potranno contribuire come soci utenti.

Si ripropone e si valorizza così l’essenza della storia di un territorio che è stato testimone nel tempo di flussi migratori e di esperienze di integrazione: dalla sua stagione più ricca negli anni 20 con la realizzazione della Centrale idroelettrica, quando gente da tutta Italia arrivava per contribuire con i propri saperi e il proprio lavoro alla costruzione di un’opera importante anche sotto il profilo dell’innovazione ingegneristica e che poi ha visto diaspore in uscita a flussi intermittenti.

Volumi pubblicati in occasione del centenario della Centrale Idroelettrica di Ligonchio (2019)